3 dicembre: Giornata delle persone con disabilità


Nell’episodio del paralitico (Marco 2, 1-12) troviamo quattro uomini che portano il paralitico allettato davanti a Gesù, in una casa attorniata dalla folla. I quattro decidono quindi di fare scendere il lettuccio dal tetto, Gesù compie il miracolo e il paralitico inizia a camminare. Se vogliamo leggerlo con superficialità, questo è un “bel miracolo”, ma io non lo considero tale: qui non è il paralitico che vuole andare da Gesù, ma i quattro uomini a lui vicino. Sono loro che si spaccano la schiena per portarlo fin là, poi sul tetto e poi fin dentro casa, mentre il paralitico non chiede nulla e tutta la fatica è dei quattro uomini. La società deve cambiare, se vogliamo che cambi l’attitudine che dilaga; è importante l’incontro che c’è in questo passo. Sono solo i quattro che fanno veramente il miracolo, portando la persona con disabilità a una nuova vita, la stessa che lo fa diventare “altro”. Ma la riflessione più profonda la facciamo sul “promemoria” di Gesù al paralitico guarito: «Non dimenticare il tuo lettuccio». Oggi forse dietro a questa affermazione possiamo leggere un messaggio profondo: una volta che tu sei “altro” in questa società, non devi dimenticare chi eri, non devi dimenticare la condizione che stavi vivendo e a tua volta devi tentare di far diventare “altro” gli individui con cui ti relazioni. Che la persona con disabilità diventi attiva in questo insegnamento, e non sempre soltanto passiva.

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