La nostra missione, la nostra visione

Aggiornamento: 25 ago 2021

LA NOSTRA MISSIONE

La realtà che stiamo fondando esiste perché le persone possano sperimentare la vita di Dio ed una relazione personale con Lui in un ambiente sereno e sicuro.

Questa dichiarazione deriva dal verso.

"Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in più”

(Matteo 6:33)


I NOSTRI 4 FONDAMENTI

  • AMA DIO

  • AMA LE PERSONE

  • SERVILE CON ECCELLENZA

  • VIVI CON VERA GIOIA


LA NOSTRA VISIONE


La chiesa cristiana in generale oggi, come ieri purtroppo, si è orientata verso la religiosità e questo ci deve portare a fare una seria riflessione sulla volontà di Dio per una nazione religiosa come l’Italia.

La spiritualità che nasce dall’intimo degli uomini, è la forza interiore che ci spinge verso l’infinito, l’assoluto, verso Dio che ha messo nei cuori il pensiero dell’eternità (Ecc. 3,11).

Si tratta del desiderio innato in ogni creatura di pienezza di vita. La spiritualità nasce nell’uomo creato a immagine e somiglianza di Dio (Gen 1,26), che nel corso della sua esistenza sviluppa, attraverso atti concreti, questa somiglianza seppur sbiadita.

Certo il conflitto fra il cuore dell’uomo insanabilmente malvagio e questo richiamo dello spirito genera una tensione ed è solo conoscendo Cristo che questo anelito può essere soddisfatto appieno giungendo ad essere “immagine e gloria di Dio” (1 Cor 11,7).

Nello specifico cristiano infatti la spiritualità conduce alla fede nel Figlio di Dio.

La religione, qualunque religione, promette un incremento di vita grazie ad una corrispondenza con una realtà trascendente e per fare questo prevede l’applicazione di un insieme di segni.

Anche la Religione Cristiana lo fa ed offre tramite la realizzazione dello Spirito di Cristo, un insieme di segni basati sull’amore (Gc. 1,27).

Purtroppo spesso si perde la natura di questo insieme di segni e si tramuta in religiosità diventando così un artefatto culturale.

La Religione descritta dall’apostolo Giacomo nasce quindi come strumento per sviluppare la spiritualità dell’uomo, ma in realtà, divenuta religiosità, poi l’opprime e la soffoca, perché per sua natura ogni religiosità è violenta. A volte si tratta di violenza fisica come nei casi dei fondamentalismi, altre volte, più spesso, di violenza psicologia. È evidente per noi che l’adesione ai principi di testi sacri non potrà mai essere sufficiente per esorcizzare questa violenza nei confronti degli uomini. Per questo infatti non basta che un testo sia considerato sacro, occorre anche che l’uomo venga considerato sacro. Se il bene dell’uomo non viene messo al primo posto come valore sacro, non solo i testi dell’Antico Testamento, ma persino i Vangeli possono essere usati per fare il male anziché per compiere il bene.

La Parola di Dio si svela solo a quanti mettono il bene dell’altro al primo posto nella loro esistenza. È questa la verità che permette l’ascolto della voce del Signore (“Chiunque è nella verità, ascolta la mia voce”, Gv 18,37). Quando ciò non accade, si rischia di disonorare l’uomo per onorare Dio, come fa il sacerdote di cui si parla nella Parabola del Samaritano (Lc 10,30-37), il quale, trovandosi di fronte a un ferito, non ha alcun dubbio su quel che debba fare: rispettare della Legge divina è per lui più importante della sofferenza del moribondo. Per rispettare la Legge, che proibiva a un sacerdote di toccare un ferito (Nm 19,16), sacrifica l’uomo.

Lo stesso vangelo, quando non è più a servizio del bene e della felicità degli uomini, ma viene usato come strumento di potere per sottometterli, si fa portatore di morte anziché di vita.

Il potere esercitato in nome di Dio è il più perverso, perché ha convinto gli uomini della necessità di sottomettersi ai suoi rappresentanti quale via di salvezza. Se questo nella storia della chiesa romana è chiaramente vero, purtroppo dobbiamo ammettere che lo è anche in modo non troppo velato nel mondo evangelico odierno.

Il potere religioso è rassicurante perché consente un esonero della coscienza in quanto altri pensano per conto dell’adepto ed a questi tocca solo eseguire.

La differenza invece tra religiosità e spiritualità (o fede a questo punto) è che mentre la prima nasce dagli uomini ed è diretta verso la divinità attraverso la mera obbedienza a principi, la seconda nasce da Dio ed è rivolta agli uomini (“Non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi”, 1 Gv 4,10; Rm 5,8). Questo implica la necessità di pensare e mettere in campo un’etica volta al bene dell’uomo e non dell’assoluto.

Per la religiosità conta ciò che l’uomo fa per Dio, mentre la fede nasce da quel che Dio fa (la redenzione in special modo) per gli uomini.

Nella religione è sacro esclusivamente il Libro (una forma tremenda di Bibbiolatria), o la Tradizione ed il Magistero (forme di potere e di controllo).

Nella spiritualità è sacro l’uomo (Mc 2,27) amato da Dio come rivelato nel Libro Sacro.

Nella religione è importante il sacrificio, nella spiritualità l’amore (“Voglio misericordia e non sacrifici”, Mt 9,13; 12,7; Os 6,6).

È pertanto all’amore misericordioso che la nostra visione si orienta.

Il concetto di Misericordia è per questo particolarmente importante: “Miserere” e “Cardia” sono le due parole che si fondono in questo lemma. Indica l’avere a cuore i miseri. La miseria può essere di vario genere: morale, economica, sociale e sempre spirituale. Ecco perché è fondamentale raggiungere il tessuto sociale con ogni strumento a disposizione, “facendo del bene a tutti” come fece Gesù ed in ogni modo possibile.

Gesù nell'insegnamento e nella pratica ha distrutto il concetto stesso di religione proponendo e dimostrando di essere il Dio con noi (Mt 1,23), un Dio a servizio degli uomini, un Dio liberatore.

L'immagine di Dio con Gesù quindi cambia radicalmente nella comprensione: non più l'uomo al servizio di Dio ma Dio al servizio degli uomini, come insegna Paolo nel discorso di Atene:

"[Dio]non si lascia servire dall'uomo come se avesse bisogno di qualche cosa, essendo lui che dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa" (At 17,24-25).

L'immagine di un Dio che si mette a servizio degli uomini per liberarli era completamente sconosciuta nel panorama religioso contemporaneo a Gesù (e purtroppo anche oggi).

In ogni religione veniva insegnato che l'uomo, creato o no dal suo dio, aveva compito di servire il suo Dio. Un Dio presentato sempre come Sovrano. Un uomo sempre nella condizione di servo. Un Dio che continuamente chiede agli uomini, sottraendo loro cose, tempo, energie.

La nuova immagine, più matura rispetto al vecchio patto, proposta da Gesù di un Dio a servizio degli uomini, è alla base della libertà dell'individuo. Questo nuovo rapporto con il Padre non incide soltanto nel rapporto dell'uomo verso Dio, ma pure quello nei rapporti tra gli uomini, inaugurando una nuova relazione nella quale viene esclusa qualunque forma di dominio o di potere nell'ambito dei rapporti umani: se Dio stesso non domina, ma serve, allora nessuno può più dominare gli altri, tantomeno in nome di Dio.

Ciò causò l'allarme nei tre ambiti dove dominio e potere venivano esercitati e il concetto di libertà era completamente sconosciuto, ma a ben vedere anche oggi sono questi ambiti che hanno bisogno di essere guariti:

  • La famiglia dove il marito era il padrone della moglie e dei figli,

  • la nazione dove chi deteneva il comando spadroneggiava sui sudditi

  • e la religione, dove il dominio veniva esercitato in nome di Dio e giungeva dove gli altri ambiti di potere si fermavano: l'intimo della persona, la coscienza.

Famiglia, società e chiesa richiedono guarigione che può essere portata solo dal vero messaggio del Vangelo.

Queste considerazioni ci portano quindi a capire anche l’orientamento interno della comunità cristiana.

La nuova relazione tra Dio e gli uomini non cambia solo il rapporto tra l’umanità e la divinità, ma modifica anche i rapporti tra i componenti della comunità che ha accolto Gesù e il suo messaggio. Nel gruppo di discepoli di Gesù la relazione tra essi esclude in maniera categorica qualunque forma di dominio o di oppressione.

Qualunque imitazione del vecchio ha come conseguenza quella di rovinare e perdere il nuovo (vino nuovo, otri nuovi), ugualmente, all’interno della comunità, qualunque imitazione dei rapporti di forza o di sottomissione esistenti nella società, è un tradimento del messaggio di Cristo.

Si è veri discepoli del Signore solo e unicamente se si è fratelli, uguali nella dignità, nei diritti e nei doveri. Ogni prevaricazione sull’altro non può in nessun modo essere avallata dal messaggio del Cristo.

Una chiesa senza prevaricazioni, una chiesa al servizio degli altri, una chiesa al servizio degli ultimi. Questa è la “prima” vera chiesa. Perché se è vero che non c’è gerarchia è vero che si può essere “primi” davanti a Dio intendendo con ciò un primato non di governo, ma di somiglianza a Gesù divenendo in questo modo non accompagnatori ma Suoi seguaci.



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