Consumismo Insaziabile e Minority Report

Numeri 11:4-35

L'accozzaglia di gente raccogliticcia che era tra il popolo fu presa da concupiscenza; e anche i figli d'Israele ricominciarono a piagnucolare e a dire: "Chi ci darà da mangiare della carne?

Questa storia parla di appetiti insaziabili e si verifica dopo che gli israeliti sono stati liberati dall'Egitto, nel periodo in cui vagavano nel deserto.

La parola tradotta con “accozzaglia di gente raccogliticcia” in ebraico indica un insieme di persone composte da "poco di buono". Erano istigatori. Un gruppo famelico che sovralimentava e amplificava il desiderio senza limiti.

Convinsero la gente che la manna miracolosa di Dio nel deserto non era sufficiente. Volevano di più, al punto che avrebbero preferito tornare a vivere come schiavi solo per ottenere qualche boccone dai loro schiavisti egiziani.

La cultura egiziana di quel tempo, votata al consumo eccessivo, li aveva seguiti nel deserto.

Dio risponde e invia più quaglie di quante ne avrebbero mai potute mangiare, eppure non sono ancora sazi (v. 18, 31-32).

Oggi chiameremmo questa attitudine e questo atteggiamento “consumismo insaziabile”.


La Bibbia ci dice che gli israeliti raccolsero enormi quantità di quaglie, più di quanto avrebbero mai potuto consumare, decimando gli uccelli.


Un desiderio che non può mai essere soddisfatto consuma le risorse fino alla distruzione.


Una buona domanda da porsi qui è: “Come possiamo amministrare le risorse non rinnovabili che Dio ci affida?”

Alla fine del capitolo (vv. 33-34), proprio mentre addentavano la carne di quaglia, coloro che soccombettero alla “brama consumistica” morirono all'istante di peste. Il luogo in cui furono sepolti si chiamava Kivrot Ha-ta'avah, che in ebraico significa "le tombe dell'appetito".

Il messaggio è chiaro: indulgere avidamente senza riconoscere il Creatore o i limiti della creazione era un'espressione di disprezzo per tutto ciò che Dio aveva fatto per loro.

Tale comportamento porta al disastro ed il disastro ambientale che osserviamo oggi ci testimonia che quel principio è valido ancora oggi.


La storia biblica ci dice però che ci sono altre voci che hanno profetizzato per conto di Dio: Eldad e Medad.


Sono ciò che potremmo chiamare il “Minority Report”.



Il paradosso temporale è il cuore di Minority Report, il film di Steven Spielberg tratto dall’omonimo racconto di Philip K. Dick. Un cult che, uscito nelle sale statunitensi il 21 giugno 2002, ridefinisce ancora oggi la concezione di fantascienza. Il dilemma sollevato dalla trama del racconto di Philip Dick è una complessa riflessione sul rapporto sicurezza/libertà sviluppato intorno alla cancellazione del rapporto di minoranza (cioè il caso, l’aleatorietà di tutto ciò che avviene e che potrebbe sempre essere diverso). Quindi il rapporto di minoranza richiamato nel titolo non è altro che la voce controcorrente.

Eldad e Medad sono le voci controcorrente, le voci dissenzienti che non fanno parte né della folla agitata dalla pulsione incontrollabile, né dei settanta anziani riuniti intorno a Mosè nella tenda del convegno.

Rimasero nel campo con le persone che cercavano di placare gli appetiti famelici della loro gente.

Ma alcuni dei leader hanno cercato di mettere a tacere le loro voci perché non erano "ufficialmente autorizzati".

Mosè, per tutta risposta, rimprovera le spie e coloro che custodiscono gelosamente il loro potere di parlare in nome di Dio: “Volesse Dio che tutti fossero profeti in Israele!” Un modo per dire quello che oggi potremmo rendere in questi termini: “Sarebbe bello se tutti fossero in sintonia con il cuore paterno di Dio!”


Dio provvede generosamente ai nostri bisogni, ma ci sono conseguenze disastrose quando ci lasciamo andare nel soddisfare i nostri appetiti famelici. Pertanto, parlando di ambiente, dobbiamo ascoltare coloro che ci chiamano a amministrare con umiltà e prudenza le nostre limitate risorse per garantire un futuro sostenibile a noi stessi e ai nostri discendenti. Ma questa avvedutezza dovremmo averla in ogni aspetto della nostra vita in cui l’eccesso rischia di farci soccombere: troppo alcol, troppa TV, troppo Social Media, troppo sesso, troppo mangiare, troppo relax. Tutto è buono, ma il troppo di tutto è un male, perché finisce per consumarci.


Una svolta animalista?

No, no e poi no... soprattutto io che amo i barbecue!

Ma una svolta responsabile sì.

È stato dimostrato che il consumo quotidiano di carne ha conseguenze disastrose e lo mostra anche questa storia tratta da Numeri 11.

Oggi, l'industria della carne richiede grandi quantità di acqua e terra rispetto a quanto è necessario per coltivare grano, fagioli, frutta e verdura. Inoltre, la produzione di carne emette più di 15 volte la quantità di anidride carbonica nell'atmosfera rispetto alla produzione di verdure.

Chissà come vede Dio le pratiche occidentali di consumo di carne che bruciano enormi risorse mentre centinaia di milioni di persone in tutto il mondo affrontano una fame acuta? Quali sono i modi in cui possiamo ridurre la carne e mangiare invece proteine ​​di origine vegetale? Possiamo provare il lunedì senza carne? Oppure dare la "decima” di carne”, cioè ridurre il consumo di carne del 10%!

Possiamo sperimentare l'astensione dal mangiare carne per una settimana ad esempio…

Intendiamoci: lo scrivo io che amo mangiare carne… Non si tratta di una svolta vegana o vegetariana (seppur nel rispetto di prende tali decisioni), ma un invito ad un consumo responsabile!

Del resto occorre pure ricordare che se improvvisamente tutti cessassimo di mangiare carne gli effetti sarebbero altrettanto devastanti. Eh sì, gli eccessi sono sempre negativi.

Ma il punto è: se l'industria pubblicitaria è come i famelici istigatori di Numeri 11 che hanno sovraccaricato gli appetiti della gente, chi sono gli Eldad e Meldad tra noi oggi? Chi profetizza tra i nostri “campi” esortandoci a vivere in modo sostenibile secondo i principi di Dio?

Trovo incredibile che non ci siano cristiani che parlino a favore di questo, che nelle chiese nessuno dica una parola in merito… è come se il mondo che va a pezzi non ci interessasse minimamente.

Molti si nascondono dietro la fede, ma diciamola tutta: è noncuranza!


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