Riconoscere la voce di Dio

Aggiornamento: 25 ago 2021


Ma Dio parla ancora? Come possiamo riconoscere la sua voce e non scambiarla con la nostra voce interiore ad esempio? Come facciamo a riconoscere un pensiero ispirato da un desiderio profondo? Ho notato che spesso siamo come Samuele: la Bibbia racconta di questo bambino, che nato miracolosamente, viene affidato dalla mamma al sommo sacerdote del tempo. In quei giorni, il testo biblico ci tiene ad informarci, la parola di Dio era rara... insomma: Dio parlava poco, o forse non c'era chi lo sapesse ascoltare.

Siamo un po' anche noi in quella situazione: sentiamo tante cose e non ci è semplice riconoscere la Sua voce. Samuele, a quel tempo era un giovane ragazzo, non era abituato alla voce di Dio e così ascolta la Sua chiamata, ma non ne capisce la fonte, la provenienza.

Proprio come il piccolo Samuele abbiamo bisogno di alcune indicazioni per aiutarci a capire se la voce che ascoltiamo nella nostra vita proviene da Dio o dal nostro desiderio.

L'esame spirituale è una struttura eccellente per questo compito e ci arriveremo, ma per ora iniziamo a vedere perché Samuele non riusciva a riconosce la voce di Dio:

  1. È un bambino, e non aveva esperienza

  2. Crede che Dio parli solo tramite il Sommo Sacerdote

  3. Infine si confonde e pensa che sia Eli, il Sommo Sacerdote, a parlare

Questi sono gli stessi elementi che possono confondere anche noi:

  • La nostra maturità, potremmo non avere sviluppato la conoscenza degli strumenti che abbiamo e che possiamo usare per capire il messaggio di Dio espresso nella Bibbia

  • Potremmo scambiare la voce degli uomini per la voce di Dio

  • O al contrario scambiare la voce di Dio con la voce degli uomini

Questi elementi ci portano a fare delle riflessioni importanti prendendo in considerazione altri passaggi della Bibbia:

  • Paolo ad esempio: ci dice che è maturato nel corso del tempo e la teologia di Paolo è cambiata nel tempo. Anche lo scrittore agli Ebrei parla di latte e di cibo sodo. Occorre allora sapere che abbiamo bisogno di crescere anche noi. Essere "insegnabili" è una dote straordinaria che ci permette di continuare a crescere senza pensare mai di essere arrivati al traguardo.

  • Occorre fare attenzione a non scambiare la voce degli uomini con quella di Dio o di fraintendere il messaggio di Dio. Prendiamo per esempio il libretto di Naum. Viene da chiedersi: "Ma chi lo ha invitato quello lì...?", "L'ho visto... ma fa finta di niente!". Pur considerato nel novero delle Scritture ispirate, pur con «l'invito in mano» il libro di Naum imbarazza. Con i suoi 3 capitoletti è comunque enorme, ingombrante. Non si sa bene come giustificarlo a bordo della Bibbia. Per vari versi le sue 574 parole ebraiche, se non si possono proprio ignorare, disturbano la nostra sensibilità moderna. Ecco alcuni passi di Naum parlano da soli:

  • Un Dio geloso e vendicatore è il Signore, vendicatore è il Signore, pieno di collera. Il Signore si vendica degli avversari e serba rancore verso i nemici... (1,2);

  • Devastazione, spoliazione, desolazione; cuori scoraggiati, ginocchia vacillanti, brividi ai fianchi, su tutti i volti il pallore (2,11);

  • Anche i suoi bambini furono sfracellati ai crocicchi di tutte le strade, (3,10b).

Che una persona si chiede: "ma che Dio è questo?" Bisogna avere gli strumenti giusti per capirlo: Naum parla come un uomo del suo tempo e quello che accusa e dichiara prossimo alla distruzione non è Ninive in quanto tale, ma il Male. Rileggendo così il testo assume un aspetto completamente diverso: non un Dio crudele che si vendica degli uomini ma che annienta il male. Non c'è violenza, ma indignazione, c'è lo stimolo a non cercare la nostra vendetta, che Dio ha l'ultima parola e se Naum pensa che sarà una parola di sangue dei malvagi, per Dio sarà una parola di sangue, sì, ma di quello sparso da Gesù!

  • Infine poi troviamo Samuele che parla con Eli. Sappiamo che Eli era tutt’altro che perfetto, tuttavia parla con lui il piccolo Samuele e riceve indicazioni importanti: questo ci mostra l’importanza degli altri nella nostra vita. L’importanza di avere attorno persone con le quali condividere le nostre idee, le nostre impressioni, le nostre “comprensioni” delle cose che ci stanno accadendo. È utile nei nostri viaggi di fede parlare con una persona o un piccolo gruppo di persone che sono fedeli e fidate riguardo a dove sentiamo Dio chiamare. Persone con le quali parlare senza l'obbligo o la necessità di indossare maschere per essere ascoltati o amati. Ricevere una prospettiva esterna può aiutarci a vedere cose che non possiamo vedere da soli. In questo modo, siamo in grado di dire: "Eccomi" a Dio in modo premuroso e con un'apertura di cuore che si verifica quando siamo supportati nella nostra esplorazione.

Dio ci parla in molti modi.

La maggior parte di noi si è posto le domande:

"Cosa dovrei fare della mia vita?", "Perché sono qui?", "Qual è il mio scopo?"

Spesso desideriamo di essere come Samuele nel nostro testo di oggi, che ha sentito la voce di Dio che lo chiamava direttamente. Questa teofania auricolare di Dio , o nella visione o attraverso i nostri altri sensi, la hanno avuta anche Abrahamo, Mosè, Gedeone, Isaia e Maria, solo per citarne alcuni.

Rendendosi disponibili a Dio, la vita di Samuele e degli altri viene cambiata.

Ci sembra molto bello e molto semplice, no? Hanno uno scopo dato da Dio... ma non ci rendiamo conto che quello scopo potrebbe non essere stato quello che speravano nella loro vita. La chiamata, il più delle volte, è qualcosa che non avrebbero chiesto per loro e neppure immaginato, è qualcosa che trasforma il loro mondo e non solo quello. Per chi è abituato ad essere il dio di se stesso, profondamente indipendente, questo può sembrare terrificante. Potremmo pensare di voler ascoltare e conoscere la chiamata di Dio, ma segretamente non lo facciamo, perché sappiamo che ci cambierà. E lo farà in modo drammatico. Spesso come Giona vorremmo fuggire via il più lontano possibile, ma sapete una cosa? Questo non è possibile: c'è nel libro di Geremia, il racconto di un episodio pazzesco. Il profeta scrive la profezia in un rotolo a la invia al re Joiakim. Quando il re ascolta il contenuto del rotolo decide di tagliarlo a pezzi e gettarlo nel fuoco... un atteggiamento che spesso contraddistingue gli esseri umani quando ascoltano la voce di Dio. Ma subito dopo, Dio parla al profeta di nuovo e gli ordina di scrivere da capo la profezia. Perché anche se rifiutiamo di ascoltare non possiamo però annullare ciò che Dio desidera comunicarci.

Allora oggi vorrei davvero suggerire un modo per riconoscere la voce di Dio nella nostra vita:

Durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale, migliaia di bambini sono rimasti orfani e lasciati morire di fame. I fortunati sono stati soccorsi e collocati nei campi profughi dove hanno ricevuto cibo e buone cure. Ma molti di questi bambini che avevano perso così tanto non riuscivano a dormire la notte. Temevano di svegliarsi e di ritrovarsi di nuovo senza casa e senza cibo. Niente sembrava rassicurarli. Alla fine, qualcuno ha avuto l'idea di dare a ogni bambino un pezzo di pane da tenere prima di coricarsi. Tenendo il pane, questi bambini potevano finalmente dormire in pace. Per tutta la notte, il pane ha ricordato loro: "Oggi ho mangiato e mangerò di nuovo domani.”

C’è un pane che possiamo stringere nelle mani ogni sera e che ci ricorda il nostro scopo, che ci ancora alla sicurezza della fede e non ci fa naufragare nel mare dei dubbi.

Ogni sera proviamo a chiederci: "Per quale momento sono più grato oggi?" e "Per quale momento sono meno grato oggi?" Se queste domande iniziali non sono sufficienti ci sono altre domande che esprimono lo stesso concetto, come ad esempio: "Quando ho dato e ricevuto più amore oggi?" e ”Quando ho dato e ricevuto il minimo amore oggi?" o ancora "Quando mi sono sentito più vivo oggi?" o ”Quando ho sentito di più la vita svanire da me?"

L'idea è che Dio è dono, amore, vita, e nel tempo, queste domande faranno emergere dei modelli che ci aiuteranno a sentire come Dio ci chiama nella vita ad esprimere la Sua Natura nella nostra esistenza: dono, amore, vita, mentre, per contrasto, ci mostrano come evitare di lasciare spazio sempre più ampio al Non Dono, al Non Amore, alla Non Vita.

Ed eccoci a ritrovare il motivo di fondo dell’esistenza umana positiva e negativa: Non Dono è tenere per se, è avidità, Non Amore è egoismo, Non vita è paura. Se riconosciamo questi impostori nella nostra vita, impareremo a tenerli sempre più isolati per fare spazio a Amore, Dono e Vita. Per fare spazio cioè alla natura di Dio in noi.

In sostanza, quando si segue questa vocazione spirituale, noi, come quei bambini, dormiamo con il pane, aggrappandoci veramente a ciò che ci dà il senso della vita.



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