Io ci metto la faccia: Costruire la Pace

#iocimettolafaccia

Abbiamo dato la nostra disponibilità per accogliere i rifugiati Ucraini. Molto bello, molto giusto. Abbiamo inviato carchi di aiuti umanitari ai confini con l' #Ucraina. Molto bello, molto giusto.

Ma ciò che vedo è che tutti fanno le stesse cose: associazioni cristiane e non, stato, mondo dello spettacolo. Noto che nessuno offre una prospettiva d'azione concreta come costruttori di pace. Questa prospettiva di #costruttoridipace dovrebbe essere una prerogativa dei discepoli di #Gesù, se i discepoli di Gesù volessero farsi portatori del Suo stesso messaggio.

Ma allora perché non sono ancora il motore di promozione di qualcosa di sensato e di grande che punti davvero verso la pace? In altre parole: quale è l'opinione della chiesa su questa #guerra e cosa sta facendo in modo da distinguersi e indirizzare l'opinione pubblica verso il #bene?

Io oggi ci metto la faccia e vi dico cosa penso e cosa voglio fare.

Partiamo da un dato di fatto: nessuna potenza egemone vuole vedere presenze pericolose sulla soglia di casa. Quando Cuba fu sul punto di disporre di missili sovietici gli Stati Uniti reagirono. Quando Salvador Allende era sul punto di istaurare un governo socialista nel suo Paese gli Stati Uniti reagirono. Così ha fatto oggi #Putin con l'Ucraina di fronte alla possibilità che la #Nato disponesse delle basi proprio sul confine con la #russia. Questo ha causato l’orrendo conflitto attualmente in corso. Se pensiamo che con le parole tutto si risolverà allora siamo illusi. La storia lo grida forte: Il potente re assiro Sennacherib mandò nel 700 a.C i suoi ambasciatori a dire ai Giudei che la loro resistenza era inutile. Un po’ come Putin ha fatto con #Zelansky. Ezechia provò a resistere, ma alla fine si arrese alla forza molto più grande degli Assiri. Nel 416 aC la stessa cosa accadde ai Melii ai quali gli ateniesi (superpotenza dell’epoca) dissero: "Vogliamo estendere il nostro dominio su di voi senza correre rischi e nello stesso tempo salvarvi dalla rovina, nell'interesse di tutti". Anche qui... la stessa cosa dei giorni nostri. Certo, 2500 anni dopo questi fatti, e con alle spalle la seconda guerra mondiale, ci aspetteremmo una umanità evoluta e capace di gestire meglio la faccenda della guerra, e invece no. Anzi: viviamo nell’incubo di una escalation e poi di un conflitto nucleare su scala globale. Allora ci si chiede cosa dovremmo fare: ebbene, credo che come chiesa dovremmo far sentire la nostra voce perché l’invito Evangelico è ad essere costruttori di pace (Mt. 5,7). Non possiamo illuderci assolutamente di fare cessare le guerre a suon di preghiere o dicendo ai potenti “per favore basta”. Saremmo ridicoli. Lo saremmo perché la nostra voce è troppo debole per farsi udire dai potenti della Terra, e lo saremmo perché se pensiamo che dire parole su parole a Dio possa cambiare le cose, quando invece è proprio Gesù che ci dice: “non pensiate di essere esauditi per la moltitudine delle vostre parole”, ci renderebbe tali. Eh già: siamo esauditi per l’efficacia delle nostre azioni ispirate! Un verso della lettera di


Giacomo dice “molto può la preghiera fatta con efficacia”. E cosa rende una preghiera efficace? Le azioni!

La preghiera è un momento prezioso nel quale esprimiamo a Dio ciò che è nel nostro cuore e nel quale attendiamo che il cuore di Dio si riveli al nostro per ispirare il nostro agire, altrimenti diviene solo parlare con un amico immaginario invisibile!

Farò qualche esempio:

  1. “Signore guarisci tizio o caio!” Bene: abbiamo espresso ciò che è nel nostro cuore, ma ora cosa ci ispira a fare Dio? Andare da un medico? Seguire una via terapeutica oppure un’altra? Nel mio caso fu: “smetti di fare qualsiasi cura.” Non mi sognerei mai di dare questo consiglio a nessuno, ma per me fu così e si dimostrò la cosa giusta.

  2. “Signore, quella famiglia è in grave difficoltà, aiutali!” Bene: abbiamo espresso ciò che è nel nostro cuore, ma ora cosa ci ispira a fare Dio? Magari a fargli la spesa, oppure chiamarli più spesso al telefono, o in certi casi, fare qualcosa solo per una volta e poi portarli ad agire da soli, perché come diceva Maria Teresa di Calcutta se vuoi aiutare qualcuno che ha fame non dargli un pesce, ma una canna da pesca e insegnagli a pescare!

Allo stesso modo pregare dicendo “Signore ferma la guerra” è giusto, ma deve ispirare qualcosa in noi. Deve muoverci. Magari anche sentendo parlare altri, ad un certo punto potremmo sentire che quella cosa è quella che Dio sta suggerendo. Torniamo allora a bomba al nostro tema (beh meglio usare un altro termine): torniamo subito alla voce di Dio che dovremmo far sentire. Abbiamo detto che la diplomazia difficilmente funzionerà, che ciascuno ha ragioni forti per le proprie azioni. Ma che le azioni sono spesso orrori che coprono la terra di sangue. Sullo scenario Mondiale questo conflitto rischia di essere un modello che si replicherà in Georgia, Taiwan, Israele. Eh sì, perché Israele-Iran, Russia-Georgia, Cina-Taiwan sono tutte situazioni che hanno molto in comune con quella appena verificatasi in Ucraina. L’Europa in questi scenari dimostra la propria inadeguatezza come Superpotenza o terzo polo. La NATO, alleanza fra Paesi dell'Europa e dell'America del Nord, rappresenta un legame unico fra questi due continenti che possono così consultarsi e collaborare in materia di difesa e di sicurezza e condurre insieme operazioni multinazionali di gestione delle crisi, ma ad oggi è un motivo di conflitto più che un garante della pace. Allora l’invio di armi da parte dell’Europa è un atto saggio? Armare gli Ucraini abbrevierà la guerra? O forse incrementerà il potere economico dei produttori di armi? Forse fa comodo a certi poteri allungare il conflitto. Ma sono sicuro che non fa comodo alle vittime. E allora dovremmo restare immobili a guardare? Anche questo è assurdo e non può essere considerata una azione di chi vuole essere, come dice Gesù, “Costruttore di Pace”. Resta la via delle sanzioni. Potrebbe essere quella giusta? Ma se le sanzioni vengono usate come armi dai paesi europei, della Nato e non solo, come pensiamo che reagirà la potenza che sta portando avanti il conflitto? Non si difenderà? Lo farà certamente, prima con azioni politiche e se si vedrà ridotto a mal partito, schiererà anche gli armamenti. Non possiamo dimenticare che parliamo di una potenza che ha l’arsenale nucleare forse più grande del mondo! Neppure le sanzioni, così pensate, possono essere considerate una azione proficua. Ma se invece di sanzionare il conflitto entrando così anche noi in conflitto, non sanzionassimo i crimini di guerra? Se sanzionassimo la violenza gratuita sulle donne violentate, i bambini uccisi, gli anziani e i disabili straziati? E se stabilissimo che queste sanzioni fossero rivolte a tutte le parti in guerra? E se dicessimo che persino la guerra ha un’etica? Che è stupida, devastante, orrenda, ma non può essere anche scorretta e spietata! Gli ucraini hanno il diritto di difendersi, ma i russi possono avere le loro ragioni (che personalmente non condivido) ma non ci illudiamo che siano i cattivi: se il Messico si fosse schierato con la Russia qualche anno fa ad esempio, gli Stati Uniti sarebbero intervenuti come la Russia ha fatto in Ucraina, magari con altri mezzi, ma lo avrebbe fatto. Il punto è che se non possiamo esercitare il potere di fermare la guerra allora almeno dobbiamo far sentire la nostra voce e dire “Basta alle violenze inutili. Basta al sangue innocente.”

Sanzioniamo il male. #sanzioniamoilmale

Perché se non possiamo riportare sui tavoli la discussione, almeno togliamo le vittime dalle strade Ucraine. Diamo un segnale a #Cina, #Usa, #Russia, #Iran, #Israele: diciamo che nessuna violenza gratuita passerà inosservata, che il grido di nessun #bambino resterà inascoltato. Nel 2015 in #LIBIA furono proposte da Amnesty International SANZIONI MIRATE PER PORRE FINE AI CRIMINI DI GUERRA A BENGASI. Amnesty International ha chiesto allora urgentemente l'adozione di sanzioni mirate e l'avvio di procedimenti giudiziari, anche attraverso la Corte penale internazionale, per porre fine alla serie di sequestri, torture, uccisioni sommarie e ulteriori abusi, equivalenti in alcuni casi a crimini di guerra, commessi dalle forze rivali che si contengono la città di #Bengasi. Quindi non è una via improponibile. Proponiamola. Questo cosa dovrebbe o potrebbe produrre? Un esempio concreto: il 5 ottobre del 2017 la coalizione #Saudita era stata aggiunta ad una #blacklist per l’uccisione e la mutilazione di 683 bambini e per 38 attacchi documentati contro scuole e ospedali nel 2016. Il segretario generale dell’#Onu Antonio #Guterres aveva spiegato come la blacklist non servisse “soltanto a sensibilizzare” ma anche a “promuovere misure che possono diminuire le tragiche difficoltà che i bambini vivono nel conflitto”. Nel 2020 Il Segretario delle Nazioni Unite l’ha rimossa per la “significativa diminuzione delle uccisioni e delle mutilazioni causate dai raid aerei” e per aver implementato misure che mirano a proteggere i bambini. Allora si può fare. #sipuòfare Allora si può essere costruttori di pace. Diamo voce a chi non la ha: sia sanzionata la violenza gratuita. Salviamo i bambini, salviamo i più deboli, salviamo le minoranze, salviamo gli invisibili.

G.P.

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